‘Materie grigie pendolari’

Nove cervelloni su dieci fuggono dall’Italia. A volte, però, gli scienziati vanno e vengono, diventando ‘materie grigie pendolari’ per amore della scienza.
Per la ricerca scientifica l’Italia spende lo 0,55 percento del PIL contro l’1,7 percento della media europea. Nonostante tutto, un gruppo di uomini e donne del Belpaese ci crede ancora. Tra questi indagatori del mistero siede Pasquale Blasi, trentotto anni, crispianese, primo di tre fratelli di una famiglia di sarti, professore associato presso l – Osservatorio Astrofisico di Arcetri a Firenze. Per i risultati conseguiti, allo studioso – con trenta collaboratori tra Italia, Germania e Usa – che fa lezione alla Normale di Pisa e all’Università di Chicago, è stato dato nel 2003 a Tokio un premio internazionale di astrofisica. Di cosa si occupa? Di capire ‘come’ è nato l’universo. Ma non il ‘perché’. Di questo – risponde Blasi – “si occupa la Filosofia”. Lui si limita a studiare accelerazione di particelle, raggi cosmici di altissima energia, fenomeni non termici in ammassi di galassie…
In parole povere?
“È ricerca pura, condotta allo scopo di capire il funzionamento della Natura. Non dà sempre risvolti pratici…”
Per questo l’Italia ne fa a meno?
“Sbagliato. Studiando le radiazioni emesse da certi atomi per caso furono scoperti i ‘raggi X’. Altri esempi? Dalla risonanza magnetica alla bomba termonucleare”.
Com’è nata invece la sua passione per la scienza?
“A quattordici anni, in Biblioteca a Crispiano presi in prestito la ‘Biografia della fisica’, di George Gamow. Da lì nacque la mia passione dirompente”.
Dove ha studiato?
“Informatica al Majorana di Martina Franca. Poi, grazie ad un contributo regionale per il diritto allo studio, mi sono laureato in Fisica a Bari nel 1993. Nel 1997 conseguì il dottorato di ricerca in Fisica all – università dell – Aquila-Laboratorio Nazionale del Gran Sasso. Nel luglio dello stesso anno iniziò la mia avventura americana: fino al 2001 come research associate alla University of Chicago e come astrofisico al Fermi National Accelerator Laboratory, il più grande acceleratore del mondo. Da allora faccio ricerca e per scelta insegno”.
I cervelli italiani continueranno a fuggire?
“Gli ultimi quattro anni in Italia sono stati duri: dai tagli ai finanziamenti a quelli sugli incentivi agli scienziati. Nei concorsi c’è un inconcepibile nepotismo. In quelli di Fisica ciò è meno grave, ma è fondamentale andare all’estero, anche per staccarsi dal malfunzionante sistema italiano: negli States anche un giovane studioso può chiedere fondi in prima persona. Qui, solo dopo tre anni o agganciandosi a qualcuno importante”.
Cosa significa per lei fare ricerca?
“È il lavoro più bello del mondo, mi dà euforia, divertimento. Capire qualcosa fino ad allora inspiegabile è inebriante”.
A quale domanda vorrebbe trovare risposta?
“Alla più ambiziosa: di cosa è fatto l’universo e quando è nato. Sul Big bang siamo a buon punto. Sappiamo che solo il 4 percento è formato come noi. Del restante 96 percento sappiamo come interagisce, ma non di cosa è fatto. Un 30 percento è materia oscura, forse particelle supersimmetriche come i leggerissimi ‘neutralini’. Il restante 70 percento è energia oscura o quintessenza. Si pensa che sia l’energia del vuoto. Da lì continuano a venir fuori particelle che si riaggregano. Perché anche il vuoto ha una massa. Strano, vero?”.

articolo pubblicato sul numero 20 del 1/11/06 del quindicinale tarantino Vode del Popolo

Fonte: Cataldo Zappulla