“Meraviglioso”, dice uno in italiano alla radio, dopo alcune frasi incomprensibili in chissà quale dialetto. È lo spot Rai per chiedere i 110,50 euro di canone annuale agli italiani. Apriti cielo. I sardi si sono incazzati perché il loro non è un dialetto ma una lingua, polemiche anche dal Friuli, un gruppo su Facebook contesta la Rai, perché i dialetti sono lingue vere.
C’è la Ferrari 150 e sconti per chi comprerà prodotti italiani nelle prossime settimane in alcune catene di ipermercati. Il marchio di fabbrica del 150° piace ed è un’occasione in più per fare marketing. Anche qui da noi. “Stanno proponendoci di tutto” mi risponde al telefono un collega giornalista, nella sua doppia veste di comunicatore per un’importante banca di questo territorio. Ammette di non poterne più di richieste di soldi in vista del compleanno d’Italia: da chi vorrebbe portare le Frecce tricolore a chi vorrebbe organizzare tornei, ecc. E dunque il CdA ha pensato bene di non dare niente a nessuno: associazione, gruppo, ente. Stop alle telefonate.
Anche le istituzioni pubbliche da quest’anno non potranno più elargire contributi a pioggia per sagre, feste patronali, tavole rotonde che in quanto tali, solitamente, non hanno né capo né coda. Ecco. Il freno a mano l’ha tirato una norma della Finanziaria 2011 di Tremonti. Dunque, festeggiamenti in tono minore anche per ricordare Garibaldi, i Mille, i vari Vittorio Emanuele, due guerre più qualche altra coloniale, la nascita della repubblica, sessant’anni di democrazia. Cristiana. Salvo i casi in cui – benedette regole all’italiana – ad organizzare l’evento non sia proprio lo stesso ente locale. Primo grosso grasso problema.
Secondo problema: capita poi di leggere, di avere per le mani libri come quello di Pino Aprile, “Terroni”, ma la saggistica che parla di com’è avvenuta l’unità italiana riempie ormai interi scaffali di biblioteche e librerie. Leggendolo, può davvero capitare di rimanerci a male nello scoprire le nefandezze subite qui giù dai piemontesi, anche se a patire furono i nostri trisavoli resi da allora ‘meridionali’, sminuiti a carne da cannone.
Terzo, ma non ultimo: mi è capitato spesso, in passato, di assistere a celebrazioni ufficiali. Quasi sempre di una noia mortale. La parata, il gonfalone, la corona di fiori al monumento ai caduti, la marcetta suonata in piazza. E la vita, l’entusiasmo, l’allegria, gli italiani che fanno ogni giorno l’Italia che non si arrende? Ecco, per rispondere a questa insoddisfazione, di non voler assistere a celebrazioni rituali ma forse vagamente vuote, all’idea ormai radicata in me, già di formazione internazionalista e terzomondista, di non voler sentire parlare più di tanto dell’esaltazione dei Mille – e del mito unitario, giacché più che liberazione qui al Sud subimmo una guerra di conquista – o di festeggiamenti, perché forse c’è poco da festeggiare, da alcuni mesi ho ideato e coordino una nascente rete ionica per il 150° dell’Unità d’Italia. Vista dal basso però, dalla parte di chi onora la parola Italia con l’impegno feriale nel sociale, nel mondo del volontariato, in campo culturale, in quello educativo, financo in quello spirituale-teologico. “Scusi… per l’Italia? I principi fondamentali della Costituzione italiana in dodici giornate di eventi a Taranto e provincia”. Un po’ pomposo come nome di una rete, lo so, però almeno spiega le intenzioni di un numero sempre maggiore di persone, fantastiche, che sono diventate compagni di viaggio in Biblioteca civica a Statte, quartier generale di questa Rete. E già pare anche questa scelta un po’ stravagante, vista la considerazione che alcuni hanno di questo paese condannato a convivere con dirimpettai piuttosto ingombranti: l’Ilva e la discarica Italcave. Ma in quella Biblioteca e con gli operatori culturali sostenuti da una Amministrazione che fa della politica della Cultura il suo baluardo di rinascita, ecco che avviene un piccolo miracolo. Quello di metter insieme tante sigle, enti, associazioni, persone sensibili all’argomento del 150°. In maniera un po’ asimettrica, meno formale, più impegnata.
L’idea di fondo è stata quella di ancorare saldamente le manifestazioni che formeranno un cartellone unico di eventi, incontri, performance, ad almeno un articolo della Costituzione italiana del 1948, forse la vetta più alta e ancora inapplicata in tutti questi anni di Italia unitaria. Così, quell’insoddisfazione per una festa non sentita per nulla si è trasformata in un’occasione imperdibile per ribadire certe cosucce: l’uguaglianza di tutti davanti alla legge – vi viene in mente qualche politico a cui ricordarlo? – il diritto di avere diritti, l’accoglienza degli stranieri, il ripudio della guerra, la sovranità che appartiene al popolo, e ancora, il diritto-dovere al lavoro, l’impegno per la solidarietà sociale, perfino la bandiera tricolore al di fuori delle partite del Mondiale di calcio. C’è tutto condensato in quei dodici articoli scritti dopo una guerra civile, una dittatura rovinosa, una guerra mondiale sanguinosa. Quei dodici capisaldi della democrazia italiana sono ancora oggi invidiati da forse tutti i popoli sull’altra sponda del Mediterraneo. Posso testimoniarlo. L’ho visto con i miei occhi quest’estate, giù in un campo profughi palestinese nella ostica Libano del sud in mano ad Hezbollah, cosa significa amare la propria patria. L’ho scoperto negli occhi di bimbi profughi, i cui nonni furono cacciati nel 1948 dalla loro Palestina. Quei bimbi adorano oggi una patria che mai nata, si dipingono letteralmente in fronte i colori della loro bandiera. Amano una terra che forse non vedranno mai. Conservano le chiavi di case distrutte decenni fa durante la pulizia etnica degli israeliani. Per non dire delle immagini in tv dell’Egitto, della Tunisia, dello Yemen, la Giordania, l’Algeria, l’Iran che tornerà a manifestare il 14.
Allora è giusto celebrare l’Italia, in maniera poco retorica, se ci riesce, non come tante isole sparse, ma in rete, facendo gruppo, agendo in maniera “unitaria ma plurale”, cercando di essere utili anche in questo marzo 2011 che sarà gonfio di emozioni, di tricolore italiano, di inno nazionale – del quale non ho mai capito il senso delle parole – di inchiostro versato per ricordare che siamo una sola grande famiglia dalle Alpi a Pantelleria. Se ci riesce, e pare proprio di sì, daremo un’altra idea dell’Italia qui in provincia di Taranto. Daremo spazio alla cultura, alle scuole pubbliche, ad iniziative per riscoprire la Costituzione italiana. La nostra scommessa di Rete avrà avuto successo se almeno qualche concittadino di Manduria, Martina, Taranto, Statte, Massafra o di qualunque altro posto dell’arco ionico, sentendo risuonare quei principi fondamentali della Carta del 1948, si riconcilierà con la sua terra, sentendosi almeno una volta orgoglioso della sua patria. L’Italia.
Ed ora, anche se la Rai non l’ha fatto sentire in nessuno spot: “C nnamà scè sciamn, c non g n’amma scè non g n sciam scenn”. Pronti a partire insieme per questo viaggio tra i dodici articoli?!
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Il programma ufficiale del cartellone di eventi legati al progetto di rete ‘Scusi… per l’Italia? I dodici principi fondamentali della Costituzione italiana in dodici giorni di eventi a Taranto e provincia’ sarà chiuso in stampa entro il 25 febbraio.
Gran parte degli appuntamenti si terranno a Taranto città e in almeno dieci comuni della provincia prevalentemente tra martedì 1 Marzo e sabato 12 Marzo: ogni evento sarà collegato ad un articolo della Costituzione. Esempio: un’iniziativa sulla pace si terrà di preferenza venerdì 11 Marzo perché l’articolo 11 parla di “ripudio della guerra…”; un’iniziativa per capirci qualcosa sul decentramento amministrativo e sul federalismo si terrà il 5 Marzo, perché l’articolo 5 parla esattamente di quello.
Per informazioni o per aderire (c’è tempo entro giorno 15 febbraio per tutte le associazioni interessate): Biblioteca Civica di Statte, tel. 099 4746316, E-mail: rete 150@comune.statte.ta.it – www.comunedistatte.gov.it
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Fonte: Cataldo Zappulla